martedì 18 dicembre 2018 Ti trovi in: Commenti » Comunicazione 8
Visto le belle giornate primaverili di questi giorni, pensavo di prendere la mia Rossweisse e portarla a scalpitare su un po’ di curve nelle Alpi Orientali.
Così il 20 mattina, la tiro fuori dal garage e partiamo per un’avventura infrasettimanale sui monti.
Da casa percorrendo strade secondarie andiamo a Tarcento.
  
Imbocchiamo la SR646 della Val Torre e cominciamo a inoltrarci nella vallata dell’omonimo torrente.
  
Lo scenario naturale e il repentino cambio della temperatura ci trasportano in pochi km da un paesaggio collinare a uno montano, dove le irte pendici ricche di boschi finiscono nelle fresche acque del Torre.
  
Dopo una decina di km, facciamo una galleria, usciamo dalla stretta vallata del Torre ed entriamo nella più ampia, Valle dei Musi.
  
Continuiamo in costante leggera salita con sul nostro fianco sinistro la suggestiva catena dei monti Musi e sulla destra il Gran Monte.
  
Dopo aver passato il Pian dei Ciclamini, arriviamo al piccolo passo di Tanamea.
  
Proseguiamo cominciando a intravedere le prime avvisaglie di neve.
  
Passiamo Uccea, ultimo paesino italiano e cominciamo a scendere verso la Valle del Soča (Isonzo).
  
Come entriamo in Slovenia, lasciamo, per il momento, alle nostre spalle la possibilità di trovare la strada sporca di neve.
  
Traffico inesistente, curve invitanti e la discesa fino al paesino di Žaga per la mia Rossweisse è una vera goduria.
  
  
Arrivati all’intersecare con la 203, svoltiamo a sinistra in direzione Bovec.
  
Qui la strada è molto invitante ma bisogna stare attenti alla “Policjia” che normalmente non tende ad appostarsi in agguato, ma se ci caschi dentro, non perdonano.
  
Così si fa andatura da mototuristi godendoci dei panorami unici fino a Bovec.
  
  
Rifornimento a € 1.451 litro e ripartiamo, sempre per la 203 in direzione del Prelaz Predel (Passo del Predil).
  
Usciti dal paese, cominciamo a salire la Koritnica (Val Coritenza).
  
Facciano pochi km e ci troviamo davanti la Flitscher Klause (Chiusa di Plezzo), meglio conosciuta come Forte Kluže.
  
In questa difesa di progettazione ottocentesca, si può osservare molte somiglianze con l’opera di Fortezza in provincia di Bolzano.
   
Continuando a salire la valle, a ogni curva ci vengono incontro paesaggi montani unici, dove le vette del Mangart, dello Jalovec e del Rombon ci guardano imponenti.
  
  
Qualche km dopo il paesino di Strmec, passato il ponte sul Predel, arriviamo al bivio della strada del Mangart.
  
La strada è chiusa causa neve ma vi do un consiglio, se passate da queste parti d’estate, fate quei 10 km per salire in cima al Mangart e mi ringrazierete.
Riprendiamo la strada per il Passo del Predil. Dopo pochi km passiamo in mezzo a ciò che rimane del forte Hermann.
  
Questo forte, costruito, come quello di Malborghetto dal capitano dell’esercito imperiale austriaco, Friedrich Hensel, nel maggio del 1809 dopo un’estenuante difesa cadde insieme al forte di Malborghetto. A presidio dei forti c’erano 390 austriaci che tennero a bada per tre giorni 15.000 soldati francesi. La piccola guarnigione, una volta sopraffatta dalle truppe napoleoniche, perse 350 uomini su 390. Tra questi eroici soldati c’erano anche il capitano Hensel e il capitano Herman.
Anni dopo l'Imperatore Ferdinando I dedicò ai due giovani eroi due monumenti costituiti da una piramide di lastre di pietra con scritta commemorativa. Alla base un grande leone in lega metallica, appoggiato su un fascio littorio e uno scudo, trafitto al fianco da una punta di lancia, a simboleggiare l'impero asburgico colpito a morte nella guerra del 1809.
  
Un monumento si trova qui poco prima del Passo del Predil e l'altro ai piedi dei resti del forte di Malborghetto.
Proseguiamo per meno di un km e dopo aver scollinato il passo, rientriamo in Italia.
  
  
Facciamo una discesa di tre km con quattro tornanti, una bella vista sul lago del Predil ancora in parte ghiacciato e arriviamo al bivio con la SP76 della Val Raccolana.
  
  
Svoltiamo a sinistra. La neve ai lati della strada aumenta sempre più.
  
  
Che dire, più ci avviciniamo alla località di Sella Nevea, più il panorama si fa straordinariamente fiabesco.
  
  
In prossimità della sella, i muri di neve ai nostri fianchi superano i due metri di altezza.
  
  
Una volta scollinato, cominciamo a scendere la Val Raccolana.
  
Guardate l’ingresso del Rifugio Divisione Julia e vi rendete conto di quanta neve ha fatto l’inverno scorso.
  
Scendendo la valle, a ogni galleria e tornante la neve cala rapidamente.
  
  
Facciamo quasi venti km di discesa e arriviamo a Chiusaforte.
  
All’intersecare con la SS13 sto pensando se puntare a sinistra verso casa o girare a destra per andare alla “Tane dai Ors” per farmi un buon panino con una fresca birra. Deciso si va a destra.
  
Mentre mi avvicino alla Tane dai Ors, penso: “È meglio un buon panino o continuare verso Pontebba e fare la Val d’Aupa?” Non chiedo il parere della mia Rossweisse, tanto so già che sta scalpitando e non ha nessuna voglia di fermarsi a farmi mangiare un panino. Buona come scusa.
  
Arrivati a Pontebba, svoltiamo a sinistra e cominciamo a salire in direzione Studena Alta.
  
Passato il paesino, facciamo qualche km, cinque tornanti e arriviamo a Sella Cereschiatis.
  
  
Una volta scollinato, scendiamo la Val d’Aupa lasciando alle nostre spalle la neve …
  
… mentre davanti a noi si apre un paesaggio montano d’inizio primavera.
  
Arriviamo a Moggio Udinese. Che si fa? Statale? Nooooooo!!!
  
  
Ok, facciamo un po’ di sterrato. E vai per lo sterrato che fiancheggia il Fella.
  
  
  
Poco meno di dieci km di sterrato e arriviamo sulla SS52 Carnica.
Altro quesito. Statale fino a casa o lo sterrato ai piedi del Monte San Simeone?
Che domande. Sterziamo a destra, facciamo un po’ di km sulla statale carnica e svoltiamo in direzione Cavazzo Carnico.
  
Passato il paese, facciamo un km sulla SR512 e svoltiamo a sinistra per lo sterrato.
Sorpresa. Lo sterrato non c’è più.
  
Al suo posto una bella pista ciclabile. Peccato ma forse è più giusto che abbiano fatto la pista ciclabile immersa nel bosco tra il San Simeone e il Tagliamento.
Va be’, non ci resta che ritornare sui nostri passi e puntare sul Lago dei Tre Comuni.
  
  
Superato il lago, continuiamo per la SP41 in direzione Cornino.
Nel primo tratto, rettilineo e senza traffico, la mia Rossweisse ha superato i 7000 giri km/h مائةوخمسةوسبعون (fortunatamente non si capisce).
  
Passato il paese di Peonis, dove si trova il monumento a Ottavio Bottecchia grande ciclista morto nel lontano 1927 dopo una caduta in questo luogo, …
  
… continuiamo sulle sponde del Tagliamento fino a Cornino.
  
Passiamo il ponte sul Tagliamento e continuiamo in direzione San Daniele.
  
La voglia di fare ancora un po’ di sterrato ci fa percorrere stradine secondarie per arrivare sulla Provinciale dei Quattro Venti.
  
Passiamo vicino al castello di Caporiacco.
  
Sfioriamo l’Oasi delle Cicogne di Fagagna.
  
Dopo l’ultimo nido di cicogne, appollaiato su un palo della luce, …
  
… imbocchiamo la Provinciale dei Quattro Venti.
Nooooooooooooooooo!!! Hanno asfaltato anche questa.
  
Do una pacca di consolazione alla mia Rossweisse e rilasciandoci un po’ dopo un bellissimo giro di poco più di 200 km, proseguiamo verso casa.
  
Un bellissimo giro in mezzo a paesaggi fiabeschi, strade di ogni tipo e tanta voglia di andare. Come ho scritto sull’intestazione di questo sito, “La passione per la moto si misura dalle emozioni che ti sa dare”.
In questo racconto ho parlato in pluralis maiestatis perché penso che anche la mia Rossweisse senta il piacere di scorrazzare libera e spensierata su queste bellissime strade.
Ciao a tutti da Fiorello e dalla sua Rossweisse.
 
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