martedì 18 dicembre 2018 Ti trovi in: Commenti » Comunicazione 6
 
Il sabato ero andato con Gino all’isola di Pag in Croazia per organizzare un giro in moto per il ponte del 1° giugno.
Visto il tempo (bora, neve e ghiaccio) siamo andati in macchina non potendo così goderci in moto le bellissime strade della costa dalmata.
  
  
La domenica mattina mi sono svegliato verso le dieci. Il tempo anche se fa un po’ freddino è bellissimo.
Ornella si sta godendo gli ultimi giorni di vacanza con le amiche a Fuerteventura alle Canarie.
  
È l’occasione giusta per passare una giornata in solitaria con la mia “Rossweisse”.
Dove andiamo? Decido di provare a fare il Passo Rest, anche se, visto il periodo, ho poche speranze di riuscirci.
Comunque si parte. Punto su Pagnacco per poi continuare per le colline moreniche fino a San Daniele del Friuli.
  
Raggiunta la cittadina, patria del prelibato “Prosciutto di San Daniele”, continuo per la SP5 verso Ragogna e il ponte sul Tagliamento di Pinzano.
  
Passato questo spettacolare ponte a sbalzo con una sola arcata dalla lunghezza di 185 mt a un’altezza di 30 mt dal greto del Tagliamento, entro in provincia di Pordenone.
  
  
Continuo, prima per la SP1 e poi per la SP34 fino a Sequals, patria del grande pugile Primo Carnera.
  
Imbocco la SR 552 del Passo Rest in direzione nord.
  
Proseguo fino a Meduno, dove mi fermo per fare rifornimento prima di inoltrarmi nelle Prealpi Pordenonesi.
  
Riparto imboccando la Val Tramontina.
  
Costeggio tutto il Lago di Redona.
  
Continuo prima per Tramonti di Sotto, poi proseguo fino Tramonti di Sopra.
  
Tabella: “Passo Rest Chiuso”.
Chiedo info. Niente da fare, non si passa nemmeno in macchina.
Ritorno un po’ amareggiato sui miei passi fino al Lago di Redona.
  
Arrivato al bivio per Campone, penso: Perché non tentare con Sella Chianzutan passando per Campone?
A dire il vero penso anche: Fare la strada che dalla Val Tramontina va alla Val d’Arzino per Campone in questa stagione forse, come dice il grande Umba (Umberto) di Como, “non sono finito”.
Mi mancherà qualche venerdì ma si va per Campone e speriamo bene.
  
Imbocco la SP57. Già dai primi km la strada non è al top.
  
Basta stare attenti hai piccoli tratti ghiacciati.
  
Dopo circa 7 km di curve e controcurve, mi appare, adagiato su una ristretta vallata soleggiata, il piccolo paesino di Campone.
  
Continuo, sempre per la SP57, in direzione di Pradis.
  
In questo tratto la neve mi fa da cornice ma fortunatamente la strada non presenta tratti ghiacciati.
  
  
Arrivato in Loc.ta Gerchia, lascio la SP57 e giro a sinistra sulla SP55 in direzione Pielungo.
  
M’inoltro in un bellissimo bosco che diventa più fiabesco con la neve bianca ai lati della strada.
  
Scendendo la Valle da Ros passo vicino a un cimitero della Prima Guerra Mondiale che è una delle poche testimonianze della guerra presenti in zona.
  
Il camposanto venne organizzato dagli stessi abitanti della zona che dopo la “Battaglia di Pradis”, uno dei tanti tentativi italiani di fermare l’avanzata austro-germanica dopo la disfatta di Caporetto, seppellirono tutti i caduti insieme, sia quelli italiani sia quelli austro-tedeschi.
Negli anni trenta, con la costruzione dei grandi sacrari militari voluti dal regime fascista, i resti dei 218 soldati italiani furono trasferiti a Redipuglia. Oggi rimangono le tombe austro-germaniche e gran parte delle lapidi originali italiane.
Continuo verso Pielungo.
  
Arrivo al piccolo paese, patria del Conte Giacomo Ceconi.
  
Due parole su questo grande friulano che proveniente da una famiglia di umili origini parte a 18 anni ancora analfabeta da Pielungo per Trieste con l’intenzione d’imparare il mestiere di assistente edile.
Frequentando corsi serali e lavorando, prima come manovale, poi come muratore, conquista la fiducia dei propri datori di lavoro, ottenendo incarichi di particolare importanza.
A 24 anni si mette in proprio e a capo di un gruppo di operai suoi compaesani portò a termine l’importante viadotto ferroviario di Borovnica in Slovenia e della ferrovia che univa Klagenfurt a Maribor.
Il suo nome è legato, oltre alla costruzione di un’infinità di stazioni e edifici ferroviari, alle opere ferroviarie sulle linee Kreuzstätten-Misliz, Grüssbach-Znojmo, Carnia-Tarvisio oltre al traforo ferroviario dell’Arlberg, lungo oltre 10 km, in quei tempi il terzo al mondo in ordine di realizzazione che univa la Svizzera orientale con il Tirolo.
Quando gli fu conferito il titolo di conte dalla Corona d’Italia, gli fu richiesto di erigere una residenza dalle caratteristiche di un castello. Il Ceconi decise allora di costruire un castello nella natia Pielungo per mantenere legate le sue origini al suo paese.

Passato Pielungo proseguo, sempre per la SP55, fino all’intersecare della SP1 della Val d’Arzino.
  
Giro in direzione Tolmezzo e comincio a salire la valle verso Sella Chianzutan con la speranza di riuscire a passare.
  
La strada della Val d’Arzino è bella in tutte le stagioni ma farla in questo periodo con traffico zero è una vera goduria.
  
Fino ai primi tornanti tutto ok. Nessun problema sulla strada anche se ero un po’ preoccupato perché da San Francesco non ho incontrato anima viva che scendeva dalla sella.
  
Continuo speranzoso.
Ai ai, si cominciano ad intravedere un po’ di ghiaccio sui tornanti in ombra.
  
Manca qualche km per scollinare, speriamo bene.
  
  
Non vorrei dover ritornare indietro per la Val d’Arzino.
  
La neve portata dal vento sta occupando la strada.
  
Ci siamo, ce l’ho fatta, ancora un centinaio di metri e sono in sella.
  
Non vendere mai la pelle dell’orso prima di averlo catturato.
  
Fatta. Ho scollinato.
  
Giù una bella corsa fino a Verzegnis.
  
  
Strano, oggi non ho trovato nessun “smanettone” che saliva in piega a tutto gas. Anzi non ho trovato nessuno, né in macchina, né in moto, da San Francesco a Verzegnis.
Dopo Verzegnis una corsa veloce verso il Lago di Cavazzo.
  
Proseguo fino al ponte sul Tagliamento di Braulins e continuo in direzione Osoppo, Buia, Colloredo di Monte Albano e guardando le montagne oramai lontane, …

… dopo 180 km in solitaria con la mia “Rossweisse” arrivo a casa.
Non so se ero più appagato io o la mia “Rossweisse”, ma il giro è stato più che bello anche se in estate, con le strade pulite, certamente è più divertente.
Alla prossima, ciao a tutti.
 

 

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