martedì 18 dicembre 2018 Ti trovi in: Commenti » Comunicazione 29
Quest’anno il programma del Motoraduno Internazionale d’Eccellenza del Casentino denominato “40 Anni di Storia", a dir poco è unico.
Sarà per i 40 anni dell’Associazione Motociclistica Alto Casentino, sarà per aver incorporato alla manifestazione il 1° Motoraduno Nazionale “GoldWing Club Italia”, sarà per come hanno organizzato i giri turistici e tutto il resto, ma sono stati eccezionalmente bravi.
Purtroppo noi siamo partiti da casa alle 14.30 del venerdì pomeriggio. Da Udine siamo andati, per strada normale, a Portogruaro, Mestre, Cavarzere, Adria, Codigoro, le Valli di Comacchio, traghetto di Sant’Alberto, Ravenna, E45 fino a Bagno di Romagna, Passo dei Mandrioli, Poppi. In meno di quattro ore e mezza, pit-stop rifornimento compreso, abbiamo percorso 397 km, senza mai prendere l’autostrada. Una media un po’ alta, ma la voglia di arrivare era tanta. Visto la media, non ci sono foto dell’andata.
Arrivati alle sette di sera, dopo aver montato la tenda, saliamo a piedi nel centro storico di Poppi.
Salutiamo i tanti amici che sono già arrivati, scambiamo quattro chiacchiere, prendiamo un aperitivo e arriva l’ora di cena.
In via Cesare Battisti, una caratteristica strada medioevale del centro storico, gli amici dell’Alto Casentino, hanno imbandito una lunga tavolata.
  
  
Quanto lunga? Vedi filmato

Antipasto di affettati, crostini tipici toscani, pasta, grigliata mista, torta dei “40anni”,

  

bevande a volontà e, alla fine, non poteva mancare “l’acqua di Camandoli” a 45°. Il tutto offerto dal Moto Club Alto Casentino.
Finita la cena, tutti in Piazza Gramsci. Musica, birra e tanta allegria fino alle ore piccole.
  
Sabato mattina ci alziamo alle sette. Come mai? Umberto al suono delle campane dalla sua tenda dice “Sono le otto e tutto va bene”. Sì, andava tutto bene, ma erano le sette. Oramai che si era alzati, c’è toccato andare a farci un buon cappuccino accompagnato da una friabile brioche calda.
Noi abbiamo optato per il bar ma non immaginate cosa hanno preparato per colazione, gli amici dell’Alto Casentino. Torte dolci e salate, frutta e bevande in “quantità industriale” e chi voleva poteva fare il bis e anche il tris. Questa è ospitalità.
Alle dieci e trenta, partiamo per il giro turistico.
  
Da Poppi andiamo a Bibbiena, dove continuiamo per la Strada Statale della Verna. Fatti una decina di km, svoltiamo a sinistra sulla Strada Provinciale Alto Corsalone.
  
Arrivati a Rimbocchi, rigiriamo a sinistra sulla Strada Provinciale Val di Corezzo e continuiamo fino a Badia Prataglia.
  
Continuiamo sulla SS71 Umbro Casentinese Romagnola in direzione Poppi per circa 6 km, poi svoltiamo sulla SP67 in direzione di Camandoli.
Arrivati a Camandoli, sede della Comunità Monastica dei Camandolesi, abbandoniamo la strada provinciale e salendo una suggestiva strada che s’inerpica dentro un maestoso bosco,
  
arriviamo al Sacro Eremo di Camandoli.
  
Il Sacro Eremo si trova a 1.100 m./slm. Completamente immerso nella monumentale foresta del Parco delle Foreste Casentinesi.
  
Circondato da un’ampia cinta muraria, all’interno troviamo la chiesa che con le sue forme barocche, custodisce una pala con la Madonna in trono con Bambino e Santi.
  
Dal sagrato si può ammirare, oltre ad un’inferriata, le celle dei monaci eremiti, ognuna circondata dal proprio orticello.
  
Oltre al refettorio, l’antica biblioteca, di particolare importanza è la cella di San Romualdo, fondatore dell’Ordine dei Camandolesi.
  
L’antica foresta in cui sono immersi sia l’eremo sia il monastero, dà al luogo un ulteriore fascino di raccoglimento e silenzio.

I monaci camandolesi per secoli si sono presi cura della foresta. Ogni anno piantavano con la massima diligenza da quattro a cinquemila nuove piantine.
Entrando in questa immensa foresta si sentono i profumi di una natura incontaminata dove e possibile sentire il buon odore degli abeti, dei licheni, dei muschi che si fondono tra loro.
Finita la visita, tutti in fila, rettifico, quasi tutti in fila per degustare i “Tortelli alla Lastra”.
  
Questo tortello ha una forma quadrata di circa 10/12 cm. È una specialità tipica delle montagne tosco/romagnole. Il nome trae origine dalla “lastra”, una ruvida pietra di arenaria, dove venivano e sono tuttora cucinati i tortelli. Essi sono ripieni di patate o altri ingredienti, debitamente conditi con sapori come l’aglio, la cipolla, pancetta e quant’altro. Il tortello viene steso sulla “lastra” rovente e dopo essere cotti a puntino, be … provare per credere.
  
Verso l’una si parte.
  
Dall’eremo scendiamo per meno di un km in direzione Poppi. Giriamo a sinistra su una bellissima strada e, con il primo tratto immersa nel secolare bosco
  
e poi con un panorama unico sull’alto casentinese, scendiamo a Pratovecchio.
  
Pochi km di statale e arriviamo a Stia.
Sosta al “Palagio Fiorentino” dei Conti Guidi. Questo castello è un’originale miscela di elementi tardo romanici e medioevali, con una facciata di rilevante influenza ottocentesca.
  
Dopo aver parcheggiato le moto, di nuovo tutti, mi correggo anche questa volta, quasi tutti in fila per un bel vassoio di tris di pasta.
  
Poco dopo le quindici, si riparte. Da Stia saliamo al Passo della Consuma per la Strada Provinciale della Carpaccia. Anche questo tratto il panorama è eccezionale sui paesi e sulle vallate circostanti.
  
Una volta scollinato la Consuma, percorriamo poco più di un km, svoltiamo a sinistra e continuiamo per otto km, immersi nel secolare bosco della Riserva Statale Vallombrosa fino all’omonima abbazia.
  
Arrivando a Vallombrosa ci si trova subito immersi in un’oasi di pace e tranquillità. L’abbazia si trova alle pendici del Pratomagno in un’area boschiva tra le più incantevoli dell’Appennino toscano. Per questi motivi l’Abbazia di Vallombrosa è un’esaltazione di bellezza paesaggistica e artistica unica nel suo genere.
  
Costeggiando un laghetto artificiale, arriviamo davanti al muraglione che cinge il complesso monastico. Entrando dal cancello in ferro battuto, ci troviamo davanti alla severa facciata sovrastata, come da due gendarmi, da un campanile e da una torre.
  
La chiesa dell’Abbazia, ha esternamente una facciata, dove dominano una loggia di marmo sovrastata da una statua in pietra della Madonna,
  
mentre all’interno ci sono dei bellissimi affreschi sulle volte con numerose tele sulle pareti.

Molto belli i banchi per il clero dietro l’altare e il coro lineo, tutti intagliati e intarsiati con grande maestria.
  
Poco dopo le sedici e trenta, decido di anticipare il percorso del gruppo.
Io e Ornella, con Valter e Mary, partiamo per conto nostro. Da Vallombrosa saliamo per 5 km il Pratomagno. Questo tratto di strada, stretto e con un’infinità di buche, non ci fa rimpiangere di aver deciso di anticipare il giro per conto nostro.
Scollinato e usciti dalla foresta di Vallombrosa, scendiamo per 5 km fino a Montemignaio.
  
Ci immettiamo sulla SP70, scendiamo in direzione Poppi per circa 6 km e nelle vicinanze di Barbiano, giriamo a sinistra per salire a Cetica.

Mentre aspettiamo l’arrivo del gruppo, ne approfittiamo per visitare il “Museo del Carbonaio”.
Questo museo documenta il mestiere del carbonaio, un’attività che ha rappresentato lo stretto legame che nei secoli ha legato l’uomo al bosco e alle sue risorse.
Molto suggestiva la piccola area dove è stata ricostruita la capanna di terra del carbonaio con vicino la carbonaia dove veniva fatto in carbone.
  
  
Nella sala polivalente dove sono descritte le varie fasi della lavorazione, si trova anche la sede della “Casa dei Sapori” gestita dalla proloco.
  
   
Prima di ripartire ci hanno offerto una degustazione dei loro prodotti. Tutti molto buoni ma la più appetitosa è stata sicuramente “l’acqua cotta”, un tipico piatto povero dove un composto di cipolle, bietola, carote, sedano, pomodoro, peperoncino, olio e sale dopo essere fatto cuocere per circa un’ora veniva disposto in una zuppiera e lasciato inzuppare nelle fette di pane raffermo.
  
Il paesino di Cetica e famoso anche per le sue “patate rosse” che sono ottime. Data la piccola quantità coltivata, è veramente un prodotto di nicchia che difficilmente lo si trova altrove.
Dopo aver ringraziato gli amici della Proloco “I tre confini”, ripartiamo.
Fatti una quindicina di km, rientriamo a Poppi.
Che dire di questo giro? Bellissimo. Circa 150 km di strade una più bella dell’altra. Panorami unici, soste culturali e culinarie una meglio dell’altra e quello che più conta, gli amici dell’Alto Casentino ci hanno viziato per tutto il giro.
Una volta rientrati al motoraduno, abbiamo potuto visitare il castello dei Conti Guidi, assistere a uno spettacolo di falconeria
  
  
  
e dulcis in fundo, per chi aveva ancora fame, con una minima spesa si andava da una cantina all’altra e prendere piatti di formaggi, affettati, dolci, frutta, il tutto annaffiato dal vino offerto dal moto club.
  
  
Pensate che sia finita così? Ma che. Subito dopo cena, prima uno spettacolo di sbandieratori,
  
 
poi, verso le ventitré, la “Parata delle Luci” organizzata dal GoldWing Club Italia.
  
Per concludere la serata, musica dal vivo, birra, ballo e tanta allegria fino alle ore piccole, molto piccole.
  
  
La domenica ci alziamo, il programma prevede un giro al Museo della Lana di Stia con una sosta aperitivo a Castel San Nicolò, pranzo nel Castello dei Conti Guidi di Poppi con successiva visita guidata.
Però, c’è sempre un però. Le previsioni da mezzogiorno in poi non sono buone, così smontiamo la tenda e fatta colazione, salutato gli amici, prendiamo la via del ritorno.
Da Poppi andiamo a Stia, dove imbocchiamo la Strada Statale Stia-Londa.
  
Facciamo il Vallico di Croce a Mori, scendiamo a Contea, giriamo a destra, passiamo Dicomano e cominciamo a salire il mitico Passo del Muraglione.
Arriviamo sul passo verso le dodici.
  
  
Parcheggiamo le moto, facciamo un veloce “quick lunch” e fuori se ne va il sole lasciando il posto alla pioggia.
Che fare? Indossiamo le tute antipioggia e ripartiamo.
Scendiamo con cautela i tornanti del passo, passiamo San Benedetto in Alpe, Portico di Romagna, Rocca di San Cassiano e quando arriviamo nelle vicinanze di Castrocaro Terme non piove più. A dire il vero, pochi km dopo il passo, la pioggia si è trasformata in brevi e deboli piovaschi.
Decidiamo di evitare Forlì e di continuare per una delle mie stradine, “la via delle ville”.
Pochi km dopo Castrocaro, lasciamo la statale e giriamo a sinistra in direzione Villagrappa, dove continuiamo per Villanova.

Salutiamo Umberto, Andrea, Valter, Mary, Enzo e Loredana che continuano per la Via Emilia direzione Bologna e noi con Francesco, giriamo in direzione Villafranca di Forlì. Avete capito perché la chiamo “la via delle ville”.
Proseguiamo in direzione Bagnocavallo e Alfonsine. Prendiamo per Anita, facciamo l’Argine Agosta delle Valli di Comacchio e per strade secondarie, continuiamo verso Codigoro.
Facciamo la SS495 fino ad Adria, la Statale Piovese vino a Cavarzere, la Provinciale Cavarzere-Romea fino all’intersecare della Romea. Proseguiamo per Mestre, facciamo il vecchio passante, continuiamo direzione Caposile, San Donà e Portogruaro. Salutato l’amico Francesco e, io con Ornella, proseguiamo per la Ferrata fino a Udine e dopo pochi km, siamo a casa.
Giusto in tempo di mettere la moto in garage che un forte nubifragio scarica un’infinità d’acqua. Per la cronaca, a parte la poca pioggia sul Muraglione, a noi è andata più che bene a differenza di amici che sono rimasti a Poppi fino al primo pomeriggio e hanno preso tanta acqua per tutto il viaggio.
Che dire di Poppi? Tutto più che ben organizzato. Luciano, Mirko, Claudia, Graziano, Valentina, Massimiliano, Francesco, Cristiano e tutti gli altri amici dell’Alto Casentino sono stati eccezionali e stupendi con tutti noi. Ci hanno coccolato per tre giorni dando una dimostrazione che volendo si può organizzare un bel, anzi bellissimo, motoraduno. Be adesso basta, altrimenti si montano la testa questi “bischeri”. Comunque grazie di cuore per tutto.
Fiorello.
 
Qui sotto riporto l’articolo che la FMI ha inserito nel sito Federale qualche giorno dopo la manifestazione. 

A Poppi, dove il Moto Club Alto Casentino giocava la carta dell’evento di grande qualità, da quest’anno promosso a livello internazionale, con la componente dell’abbinamento con il GoldWing Club Italia, che a sua volta proponeva la prima edizione di un incontro con i suoi associati, proprio a Poppi in concomitanza con il Raduno toscano “40 Anni di Storia". Con il tempo accettabile almeno il venerdì e il sabato la manifestazione ha dato una valida dimostrazione dell’eccellenza turistica che la Fmi/Commissione Turistica ricerca, per contrapporsi alla miriade di iniziative sul territorio, gestite con tutte le etichette possibili, che di qualità proprio poco hanno. Storia, cultura, folclore, buona gastronomia e soprattutto grande accoglienza, i punti di forza di un evento che da anni si sta migliorando, ammesso che ci sia ancora un margine di crescita. Anche l’esito della votazione dei pass federali lo ha dimostrato, al termine dell’evento, finito sotto la pioggia della domenica, e quindi con i mototuristi toscani che sono un po’ mancati.


La vittoria è andata al m.c. GoldWing Club Italia, guidati dal presidente Giampino Napolitano, a cui va il plauso della FMI. Buona performance del Moto Club Arditi del Piave Turismo, secondi classificati al pari del Moto Club Dragone, davanti al Moto Club Mugnano, al Deruta 2012 e al Forum Iulii; tutti con consistenti presenze a Poppi. Per la toscana, affermazione del Moto Club Montemurlo, a pari con i club Le Poiane dell’Appennino, Beccati Questo e Castelfiorentino.

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