martedì 18 dicembre 2018 Ti trovi in: Commenti » Comunicazione 20

 

La Peka. Cos’è la Peka? È un modo, tipico dell’Istria e della Dalmazia, per cucinare la carne o il pesce alla brace, il tutto chiuso da una cupola arroventata e coperta da altra brace e cenere.
Sul sito dei “Gatti Neri” il President lancia la proposta di andare a mangiarla in Istria la domenica del 28 settembre.
Senza esitare un momento io e Ornella ci prenotiamo e la domenica mattina come da programma alle 08.00 siamo al Bar Tirelli di Basaldella alla periferia sud di Udine.
Saluti, cappuccino, brioche e partiamo.
Da Udine andiamo a Trieste in autostrada.
  
Imbocchiamo la SS14 Strada per Basovizza, in direzione della Slovenia.
Passato il confine a Pesek, continuiamo fino a Kozina.
  
Facciamo una sosta per fare rifornimento e per aspettare il gruppo del Che.
  
Non arrivano. Il President è intransigente sugli orari, aspettiamo cinque minuti in più e poi partiamo. Anche perché il Che sa dove faremo la “merenda time”.
Continuiamo per la 409 in direzione Koper.
  
  
Percorriamo poco più di dieci km e poco dopo Črni Kal, svoltiamo a sinistra sulla 208 in direzione del confine croato.
  
Una volta entrati in Croazia, continuiamo sulla D201 fino a Buzet.
  
  
Giriamo a destra e continuiamo per una quindicina di km per una strada secondaria in direzione del paesino di Draguć (Draguccio).
  
Draguć, piccolissimo paese del più profondo entroterra istriano, ci compare all’improvviso dopo una curva.
  
Situato nel nulla sulla cresta di una collina, ti si presenta armonioso, antico e semplicemente seducente.
Percorriamo la via principale, ancora lastricata di antiche pietre, fino alla piazza della chiesa parrocchiale.
  
Sul belvedere erge una grande tavola di pietra. Il giusto sopporto per appoggiare la “merenda time”.
Quattro chiacchiere, una fetta di salame, un bicchiere di vino, due salatini e passiamo una mezzoretta godendoci la pace e la semplicità del luogo.
  
  
Arriva il Che, è da solo. I soliti casini quando si è in tanti, qualcuno si è perso.
Decidiamo di aspettare un po’, cosi ne approfittiamo per visitare il paese.
Mi attira un vecchio sottoportico lastricato. È l’antico ingresso che portava al castello.
  
Passati sotto, arriviamo, dove una volta era l’ingresso principale a Draguć.
Poco avanti a noi, su un piccolo spiazzo erboso, scorgiamo l’antica chiesa di San Rocco.
  
L'interno è completamente decorato con dipinti murali realizzati dal maestro Anton di Padova. In realtà non era di Padova in Italia, ma di un paese croato che oggi si chiama Kašćerga che dista in linea d’aria una decina di km da Draguć.
  
Questi affreschi possono essere visti a occhio nudo dalla porta della chiesa.
Una piccola curiosità, cercando qualche notizia su Draguć, ho scoperto che il minuscolo paesino che conta una cinquantina di abitanti, ha ben sette chiese.
Dal piccolo pianoro della chiesa di San Rocco si gode un bellissimo panorama sull’interno dell’Istria.
  
Il tempo passa e bisogna partire.
  
Mentre scendiamo il lastricato della via principale, arrivano Zale, Ivana, Gianluigi, Marina, Olivano e Silvana.
  
Mancano ancora tre, speriamo che riescano a ritrovarci.
Da Draguć scendiamo a Cerovlje, dove proseguiamo fino a Pazin.
  
Imbocchiamo la 5190 e dopo aver percorso 35 km, arriviamo a Vodnjan.
Il President ci fa passare per il cento del paese.
  
Vodjan, in italiano Dignano d’Istria, racchiude un fascino particolare. Passando per le strette vie selciate del paese, si respira un’aria che sa di passato dove ogni via, casa e piazza trasudano di storia.
  
Passato il paese, imbocchiamo la D21 in direzione Bale.
  
Percorsi una decina di km, arrivati nelle vicinanze di Bale, giriamo a sinistra in direzione Rovinj (Rovigno).
  
Facciamo poco più di cinque km e il President, imboccando un bel sterrato, gira a sinistra in direzione Španidiga.
  
Percorriamo un km e mezzo e siamo all’Agriturismo Arka.
  
L’ambiente è molto famigliare ma i profumi, la simpatia e l’accoglienza della famiglia Rigo ci preannunciano un sostanzioso banchetto.
Antipasto di alici marinate fatte in casa, olive e formaggi sempre di produzione locale.
  
Primo, un “piccolo” risottino (vedi la pentola) di seppie.
  
Come secondo la Peka. Anzi tre Peke a base di folpo (polipo), un “piccolo” branzino (5 kg e 700 g, pulito) e patate con un po’ di pomodorini.
  
  
Com’era? Assaggiatela, vi assicuro che non avrete parole per descrivere la bontà della Peka.
  
  
Non poteva mancare il dolce, il caffè, l’ammazza caffè e tanta allegra compagnia.
  
  
Mentre si stava pranzando, arriva una compagnia di motociclisti. Con grande piacere vedo tra loro Flavo Zamò.
  
Mitico “compagno di merende” in quella grande avventura che è stata la “Dodici ore di Lignano”, leggendaria gara di enduro che si organizzava a Lignano Sabbiadoro.
Sono le sedici, siamo a più di duecento km da casa, così cominciamo a prepararci per rientrare.
Rifacciamo lo sterrato a ritroso e una volta arrivati sulla strada, aspettiamo il resto del gruppo.
  
Il Che ci dice di avviarci che gli altri ci raggiungeranno strada facendo.
Da Španidiga ci dirigiamo verso Rovigno.
Poco prima della cittadina giriamo a destra e proseguiamo per Rovinjsko Selo, dove imbocchiamo a sinistra una strada secondaria e proseguiamo fino a immetterci sulla D21.
  
Giriamo a sinistra. Costeggiamo per un breve tratto il Limski kanal (canale di Leme). Passiamo Sveti Lovreč, Baderna e subito dopo Žužići, giriamo a destra in direzione Motovun (Montona).
  
Passato l’arroccato paese, scendiamo fino all’intersecare della D44.
Una sosta per decidere che strada fare. Dico al Che che il President ha detto che si rientrava per Buzet.
Lui mi dice che oramai ci si era persi e noi si rientrava per conto nostro. Oggi per il Che non era la sua giornata, sicuramente aveva la testa altrove.
Ripartiamo in direzione di Livade. Saliamo i tornanti che ci portano sulla piccola sella di SV. Jelena.
  
Facciamo una sosta per ammirare il bel panorama che spazia per km sull’interno dell’Istria.
  
Sgranchite le gambe, fate alcune foto, ripartiamo.
Dalla sella proseguiamo in direzione Oprtalj.
  
Passati Šterna, Marušići, Kaštel, dopo una ventina di km siamo al confine croato-sloveno di Dragonja.
  
Continuiamo in direzione Koper (Capodistria). Facciamo l’ultimo rifornimento a Srgaši e ….. ci troviamo incasinati nel traffico di Koper con tutti quelli che rientrano dalla Croazia e credetemi che erano tantissimi. Il President aveva ragione di dire di rientrare per Buzet.
Slalom tra le macchine per una ventina di minuti poi via verso il confine di Rabuiese.
Entrati in Italia, imbocchiamo la superstrada fino sull’altopiano carsico, poi entriamo in autostrada e proseguiamo fino a casa.

A parte qualche piccolo inghippo al rientro, abbiamo passato una bellissima giornata in compagnia. Bravo il President a organizzare il tutto e credetemi fare più di 400 km di cui una buona parte su strade secondarie dell’Istria con una trentina di persone non è facile.
Comunque una bellissima esperienza da ripetersi con nuove destinazioni e piatti tipici da scoprire. 
 
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