martedì 18 dicembre 2018 Ti trovi in: Commenti » Comunicazione 2

Fabio da qualche tempo mi chiedeva di organizzare per lui e il suo moto club, un giro in Slovenia.
Così programmiamo per il 25 maggio un giro sul Kolovrat per vedere il “Museo all’aperto Na Gradu” e poi continuare verso Cerkno per visitare il “Partizanska Bolnica Franja” (Ospedale Partigiano di Franja).
Ci diamo appuntamento alle nove del 25 maggio all’uscita di Udine nord. Come un orologio svizzero, Fabio e i suoi amici arrivano al rendez-vous.
  
Perché siamo ai bordi della tangenziale, dopo un cenno di saluto, partiamo.
Dopo una decina di km facciamo una sosta al Pink Bar di Remanzacco.
  
Qui siamo fuori dal pericolo, così c’è il tempo di salutarci per bene e gustare un buon caffè.
Ristorati, ripartiamo per il tour in programma.
Proseguiamo sulla SS54. Dopo aver passato Cividale del Friuli, arrivati al ponte di San Quirino, abbandoniamo la statale e continuiamo in direzione del Monte Matajur.
Passato Savogna, la strada comincia a salire. Facciamo un po’ di curve e tornanti. Arrivati al settimo tornante, svoltiamo a destra in direzione Cepletischis e Polava.
  
Percorriamo meno di tre km ed entriamo in Slovenia.
  
Altri due km e siamo al paesino di Livek. Abbandoniamo la strada che porta a Kobarid (Caporetto) e svoltiamo a destra per salire sul Kolovrat.
  
Dopo pochi km, ci fermiamo su un attraente belvedere per gustarci il bellissimo panorama che spazia per km nella sottostante Valle del Soča (Isonzo) con sullo sfondo il maestoso Krn (Monte Nero).
  
  
Dopo le foto di rito, riprendiamo le moto e percorso qualche km arriviamo al “Museo Na Gradu”.
  
Questo museo si trova sulla cresta del Kolovrat. Qui si trovavano le postazioni italiane, soprattutto trincee e ricoveri in caverna, che erano a difesa del passo Zagradan. Caposaldo cruciale della linea d’Armata nel tratto del Kolovrat durante la Prima Guerra Mondiale.
  
Durante la guerra di posizione che perdurò sul fronte Isontino, sulla dorsale del Kolovrat, considerata quasi inespugnabile, il Comando Supremo Italiano dispose la costruzione di un sistema difensivo composto di trincee, postazione di artiglieria, posti d’osservazione e vie di rifornimento.

Questo sito, grazie al suo straordinario recupero, si può considerare come un libro a cielo aperto, dove si può trovare gli elementi per ricostruire la storia e immaginare quanto dura era la vita nelle trincee.

Poveri ragazzi che al grido “All’assalto, all’assalto” di quella notte fredda e piovosa del 24 ottobre 1917, abbandonati a se stessi dal Comando d’Armata, cercarono invano di contrastare quella che divenne la “disfatta di Caporetto”.
  
La particolarità degli interventi di recupero di queste postazioni, effettuate dalla Fondazione Poti Miru v Posočju di Kobarid, consiste nell’impiego di materiale edile originale risalente all’epoca della prima guerra mondiale.
La visita a questo sito è interessante sia per il grado di rifinitura delle trincee, sia perché ci si rende conto dei tipi di materiali con cui furono realizzate.
  
Finita la visita, ripartiamo in direzione del Passo di Solarje.
  
Una volta arrivati, giriamo a sinistra in direzione Tolmin (Tolmino).
Mentre scendiamo, ci viene incontro un panorama insolito. Davanti a noi ci appare un bosco che per l’effetto della galaverna (ghiaccio che si forma sugli alberi) è ridotto a un vero e proprio campo di battaglia.
  
È un fenomeno che ha indubbiamente un fascino particolare che può trasformare il bosco in una “foresta incantata”.
  
In qualche caso però, l’eccessivo peso del ghiaccio sui rami può determinare degli schianti o delle rotture e quando il fenomeno desiste, il bosco assomiglia, come ho detto prima, a un vero e proprio campo di battaglia. Queste foto qua sotto sono la dimostrazione de quello che è avvenuto da noi e nella vicina Slovenia, a febbraio di quest’anno.
  
Arrivati a Tolmino, facciamo rifornimento e ripartiamo.
  
Costeggiando il lago di Most na Soči, una volta arrivati all’omonimo paese, giriamo a sinistra sulla strada 102 in direzione Idrija.
  
Dopo aver percorso circa 25 km, abbandoniamo la 102 e svoltiamo a sinistra sulla 210 in direzione Cerkno.
  
Arrivati al paese, seguiamo le indicazioni per “Partizanska Bolnica Franja”. Percorriamo qualche km e visto uno spiazzo, ci fermiamo.
Sistemandoci alla rusticana, consumiamo il pranzo al sacco che c’eravamo portati dietro.
  
Due fette di salame, un pezzo di formaggio, quattro patatine, una birra e alla fine due gubane per far assaggiare ai venesiani un dolce tipico delle Valli del Natisone.
  
Dopo circa trequarti dora, riprendiamo le moto e in meno di cinque minuti, siamo al parcheggio dell’Ospedale Partigiano di Franja.
Facciamo una sosta al bar per il caffè, poi ci avviamo a piedi lungo il sentiero che inoltrandosi nella gola ci porta all’ospedale.
  
Agevolati da scale, passarelle di legno e rampe protette, dopo una decina di minuti arriviamo all’ingresso dell’ospedale.
  
L'Ospedale Partigiano di Franja è nascosto in una profonda gola del torrente Pasica, non lontano da Dolenji Novaki sopra Cerkno. Sistemato gradualmente, dal dicembre 1943 in poi venne dedicato alle cure di feriti e malati nella zona controllata dal IX Corpo d’Armata Partigiano.  
  
Amministrato per diverso tempo dalla dottoressa Franja Bojc, l’ospedale prese il nome di questa coraggiosa ed eccezionale persona.
I primi feriti furono portati nell’alveo del torrente il 23 dicembre 1943. L'ospedale fu attivo fino alla liberazione. Vi furono curate 522 persone, di cui 80 di altre nazioni; italiani, russi, americani, austriaci, polacchi e altri. Durante tutto il tempo della sua attività, l’ospedale venne completato e ampliato.
  
Prima della fine della guerra vi erano undici strutture maggiori, soprattutto baracche di legno con tetti a due spioventi, per non essere avvistati dagli aerei di ricognizione coperti con muschio, rami e dipinti con colori mimetici.
  
Le baracche servivano per sistemare i feriti e il personale. C'era una baracca grande con apparecchi per i raggi X, una sala operatoria, una baracca speciale per i disabili, per l’isolamento, bagno e il lavatoio.
  
C'era anche una cisterna e operava una piccola centrale elettrica autonoma.
Nei dintorni sorgevano vari bunker per i feriti e posti di guardia fortificati. Quasi tutte le strutture si sono conservate o sono state ricostruite e si possono visitare. Si possono vedere letti a castello ricostruiti, panchine, e resti dell'attrezzatura originale.  
L'ospedale Partigiano Franja è il più famoso complesso di strutture partigiane presenti in Slovenia.
  
Noi visitatori possiamo solo immaginare la vita in quei giorni, l’unica cosa che siamo in dovere di fare è contribuire a non dimenticare, portare avanti la memoria di queste persone eccezionali e di non commettere gli stessi errori e le stesse atrocità.
Dopo la visita all’ospedale, riprendiamo le moto e rifacciamo a ritroso la strada dell’andata, fino al lago di Most na Soči.
  
Avevo in programma di continuare fino a Canal, salire a Lig, fare il Corada e prima di rientrare in Italia, deviare sul Monte Sabotino per visitare i resti delle trincee e delle caverne ma in particolare farci una fresca Lasko al rifugio. Ma come dico sempre, nei miei racconti c'è sempre un "ma".
Subito dopo Most na Soči, Fabio mi si affianca, mi dice che ha rotto la corda della frizione e se possibile rientrare evitando stop o quant’altro.
Facile a dirsi. Comunque vado avanti e ci provo.
Facciamo una cinquantina di km e usciamo dalla Slovenia al confine di Vencò. Sono stato bravo, a Fabio in 50 km gli ho fatto fare solo due dare la precedenza e per giunta sempre svoltando a destra.
Rientrati in Italia, continuiamo, sempre evitando fermate a Fabio, fino il vicino a Cividale del Friuli.
Sosta obbligata per rifornimento.
Aiutiamo Fabio a ripartire e poi mi butto dietro.
Al rotondone subito dopo, talmente grande che all’interno ci sta un boschetto, Fabio fa un giro per aspettarci, io penso che sia davanti, così in quattro e quattr’otto, ci perdiamo.
Comunque Fabio con qualche difficoltà riesce a prendere l’autostrada e arrivare fino a casa.
Fare 180 km senza frizione, di questi metà di strada normale, non è da tutti. Fabio sei un grande.
Riepilogando, abbiamo passato una bella giornata a fare da guida scout agli amici del Moto Club Dese e con la scusa del piccolo inghippo, qualcuno si è già prenotato per una prossima gita in Slovenia.

 

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