martedì 18 dicembre 2018 Ti trovi in: Commenti » Comunicazione 18

 

 
 
Il programma prevedeva il primo giorno di andare in Croazia, prendere l’autostrada e fare più di 450 km fino  a Ploče per poi proseguire fino a Kotar in Montenegro. Il secondo rimanere in zona a visitare le Bocche di Cattaro con una puntata a Dubrovnik. Il terzo giorno andare in Bosnia per Trebinje, Bileĉa. Visitare Mostar e la sera arrivare a Sarajevo. Il quarto giorno dopo la visita a Sarajevo, rientrare per Bihać, Otočac e Rijeka.
Pensate sia andata così? Ora ve lo racconto com’è andato l’Obilazak na Balkanu (Tour nei Balcani).
Partiamo verso le otto del primo maggio. Con noi ci sono Valter e Mary che per anticipare la partenza sono arrivati a casa nostra la sera prima.
Entriamo in autostrada a Udine Nord. Percorriamo una cinquantina di km in direzione Trieste e siamo al casello di Lisert.
  
Usciti dall’autostrada, continuiamo in superstrada fino all’uscita di Padriciano. Imbocchiamo la SS202, proseguiamo fino al cosiddetto “incrocio a H”, giriamo a destra e subito dopo a sinistra in direzione Basovizza. Percorriamo sei km ed entriamo in Slovenia al Valico di Pesek.
  
Continuiamo sulla strada slovena n° 7. Dopo aver percorso una trentina di km, arriviamo al valico Sloveno-Croato di Pasjak.
  
C’è il ponte del primo maggio, la mia preoccupazione era di trovare coda alla frontiera. Fortunatamente abbiamo davanti solo una decina di macchine e i controlli sono abbastanza veloci.
Entrati in Croazia, percorriamo pochi km sulla strada croata n° 8 e nelle vicinanze di Rupa, imbocchiamo l’autostrada A7 in direzione Rijeka (Fiume).
Al casello paghiamo 5 kune a moto, meno di 70 centesimi di euro. (Attenzione, se non pagate in kune o con carta di credito, vi chiedono 1 €).
  
Continuiamo sulla A7 stando attenti dopo Rijeka di seguire le indicazioni per Otok e Krk.
  
All’intersecare della A7 con la statale 8, abbandoniamo l’autostrada e giriamo a sinistra in direzione Zadar e Split.
Abbiamo percorso più di quaranta km di autostrada pagando solo 5 kune. Per fortuna che mi avevano detto che l’autostrada in Croazia è cara.
Ma come? Se il programma della prima giornata era di fare in Croazia quasi tutta autostrada perché sono uscito e proseguo per la 8? Semplice, Valter e Mary non hanno mai fatto la costa dalmata e passare dall’interno sarebbe stato un vero peccato.
La statale fino a Senj è abbastanza scorrevole permettendoci così di godere del bellissimo panorama sull’isola di Krk.
  
  
Facciamo una veloce sosta per cambiare un po’ di euro in kune e ripartiamo.
  
  
La statale costeggia il mare fino quasi a Zadar. Definire questo tratto di strada straordinario, è dir poco.
  
   
Curve e controcurve sul mare con le isole dalmate di Rab e Pag che ci accompagnano per oltre 120 km.
  
  
Facciamo una sosta a Sv. Marija Magdalena. Parcheggiate le moto fuori al Grill Florida, ci sediamo e ci gustiamo un buon piatto di calamari accompagnati da una fresca Karlovačko.
  
Dopo un’oretta ci prepariamo a ripartire.
Verso Zadar il tempo non promette niente di buono. Valter dice di mettere le tute antipioggia. Io non lo ascolto e mi avvio.
Fatte due curve, visto il nero del brutto tempo sempre più vicino, decidiamo anche noi di mettere l’antipioggia.
  
Fino a Tribanj solo qualche piccolo piovasco. Passiamo Starigrad, il Maslenica Bridge e poco dopo Posedarje abbandoniamo la 8 e giriamo a sinistra sulla 56 in direzione Islam Latinski.
  
Abbiamo preso questa strada secondaria per evitare Zadar per proseguire su stradine secondarie con poco traffico.
Arrivati a Islam Latinski, troviamo “Giove Pluvio” che scarica la sua furia su di noi tenendoci compagnia fino a Benkovac.
A Benkovac abbandoniamo la 56 e imbocchiamo la 27 in direzione Šibenik.
Facciamo una quarantina di km senza traffico fino a riemetterci sulla 8 poco prima dello spettacolare ponte di Šibenik che attraversa lo spettacolare canale naturale formato dal fiume Krka. Più che un fiume sembra un fiordo che s’insinua nel bellissimo paesaggio carsico dell’entroterra.
Passiamo la citta, facciamo rifornimento e con una leggera ma fastidiosa pioggia, continuiamo fino a Trogir.
  
Come entriamo nel caratteristico paese, la pioggia lascia il posto a una bellissima serata.
  
Abbiamo macinato quasi 500 km e a questo punto non vogliamo altro che trovare un posto per dormire.
Valter chiede a un ragazzo in scuter se sa dove c’è qualche buon albergo. “No problema, io ho albergo” ci risponde con un italiano di Trogir.
Dieci minuti dopo si era in camera in un bell’albergo nel centro storico di Trogir.
Doccia, riposino e si va a fare quattro passi per il centro storico.
  
Trogir è una bellissima cittadina di pietra costruita su un isolotto collegato alla terra ferma da un ponte.
  
L’antico centro storico, sotto la tutela dell’UNESCO, è un vero gioiello con palazzi rinascimentali e barocchi, chiese romaniche, calli lastricate e pittoresche piazzette.
  
Il lungomare, situato al margine del centro storico, ha un suo fascino dovuto alla contrapposizione tra le belle architetture delle sue abitazioni e le barche, spesso veri e propri yacht di lusso, ormeggiati sul molo.
  
Cena, birretta, quattro passi per le vie del centro, …
  
… poi tutti a nanna.
La mattina sveglia alle 7.30, colazione in veranda e verso le otto e trenta si parte.
  
Continuiamo il nostro tour per la strada numero 8 in direzione sud.
Dopo una ventina di km siamo a Split (Spalato) che superiamo facilmente grazie alla sua scorrevole tangenziale.
  
Continuiamo sempre sulla 8 che ora scorre lungo la costa offrendoci panorami unici sul mare e sulle isole di Braĉ e di Hvar.
  
Poco dopo Gradac abbandoniamo momentaneamente la costa e addentrandoci nell’entroterra, passiamo i caratteristici laghi di Baćinska.
  
Scollinato, scendiamo verso Ploče che s’intravede sulla sponda opposta del lago Birina.
  

Percorriamo pochi km e passato il ponte sul fiume Neretva, c’inoltriamo in quella che viene chiamata “la valle dei mandarini”.

  
Difatti il delta della Neretva, con una superfice di circa 12.000 ettari, è un’importante zona agricola, dove la produzione primaria, sono i mandarini.
  
Nella piana, dove un tempo esisteva una grande palude, oggi trovano dimora oltre un milione e trecentomila alberi di mandarino che hanno cambiato completamente il panorama del delta.
  
Attraversato il delta, proseguiamo per una quindicina di km e subito dopo Klek, arriviamo alla frontiera con la Bosnia-Erzegovina.
  
Formalità quasi inesistenti, anche perché una volta percorsi una decina di km e passato la cittadina di Neum, si rientra in Croazia.
  
Questo breve tratto di costa, è l’unico sbocco al mare della Bosnia-Erzegovina e contrariamente a quanti pensano che sia stato una conseguenza del crollo dell’ex Jugoslavia, lo sbocco al mare di Neum risale alla fine del XVII secolo quando l’Impero Ottomano e la Repubblica di Ragusa fissarono questo sbocco al mare dell’allora Impero Ottomano.
Rientrati in Croazia, continuiamo per una sessantina di km lungo la costa e verso le tredici, avvistiamo il grande pilone del ponte di Dubrovnik.
  
  
Ci fermiamo per fare alcune foto a questa ardita costruzione slanciata verso l’alto dal cui vertice ricadono a ventaglio i tiranti d’acciaio che sostengono il ponte che sorvola il braccio di mare sottostante.
  
Una piccola curiosità tecnica. Il ponte del tipo strallato di una lunghezza di 344 mt. e dal peso di 1200 ton., tutta la struttura in acciaio è stata costruita dalla Cimolai di Pordenone. Un vanto, oltre che italiano, principalmente friulano.
  
Dopo le foto, riprendiamo le moto e partiamo alla ricerca di due camere nelle vicinanze del centro storico.
  
Be ci siamo riusciti, guardate la vista del balcone della mia camera.
  
Sappiamo tutti che Dubrovnik è carissima, ma noi le camere, anche se un po’ spartane, le abbiamo trovate a 35 € l’una. Spartane si ma a tre minuti dal centro storico.
Sistemati, come lo abbiamo chiamato noi, al “B&B Rambo”, visto che l’affittacamere aveva fatto la guerra del 1991/1992 per salvaguardare Dubrovnik dai serbi, …
  
… scendiamo qualche rampa di scale e siamo a Porta Pile, ingresso principale per entrare al centro dell’antica Ragusa, oggi Dubrovnik.
  
Che dire di questa inestimabile perla nascosta nella costa adriatica all’estremo sud della Croazia? Le sue bellezze naturali ti tolgono il fiato. I suoi continui cambiamenti nel corso dei suoi quindici secoli di storia, hanno contribuito a plasmare la mentalità e la cultura, oltre che a conservare perfettamente la sua antica architettura e urbanistica.

Il miglior modo per gustarsi Dubrovnik è spostarsi a piedi immergendosi nel fascino delle sue stradine lastricate di pietra.
Come entriamo da Porta Pile, veniamo catapultati in uno scenario fiabesco.
La prima cosa che incontriamo è la Fontana di Onofrio che per la sua forma sembra voler riprodurre la fonte battesimale.
  
Davanti ci appare la via più famosa della città, la Planca, chiamata anche Stradun. Il suo lastricato, a causa dello struscio dei tanti visitatori, è lucido come se qualcuno avesse passato la cera.

Passeggiando lungo questa via, è come trovarsi su un set di un film storico ambientato in epoche diverse. Trecento metri di pietre bianche punteggiate di locali, caffè, negozi di souvenir, chiese e palazzi storici.
Arrivati in fondo alla Placa, la Torre dell’Orologio fa da guardia sulla Piazza Luza con la Colonna di Orlando in centro e nelle vicinanze il Palazzo dei Rettori e la Cattedrale dell’Assunzione della Vergine.
  
  
Visto che a mezzogiorno non abbiamo mangiato, c’inoltriamo per le stradine laterali alla ricerca di un bar, dove mangiare qualcosa.
Giriamo l’angolo e chi vediamo? Una decina di Gatti Neri seduti in una pizzeria al taglio.
  
Sapevo che anche loro erano in zona ma incontrarli a Dubrovnik non ci speravo.
Quattro chiacchiere e ci lasciano libero il tavolo.
L’idea era quella mi mettere qualcosa nello stomaco per poi aspettare la sera per fare una succulente cena.
Decidiamo di ordinare due pizze, farle tagliare a spicchi e bere una fresca birra.
Le pizze erano il doppio di una normale, le birre erano da mezzo litro e una a testa non è bastata.
  
Quando mi sono alzato, ho pensato che ci siamo giocati la cena.
Sperando di digerire in fretta la pizza, decidiamo di andare a fare il giro delle mura.
  
Costruite in più riprese, ampliate, rafforzate nei secoli, le mura sono la caratteristica principale di Dubrovnik.
  
Circondano tutta la città vecchia, incluso il porto. Sono lunghe quasi due km completamente percorribili a piedi.

In alcuni punti sono alte fino a 25 metri.
  
Lungo la cortina di pietra ci sono sedici torri, tra cui la Torre Minceta, che proteggeva il margine settentrionale della città da possibili incursioni via terra, la Fortezza di Lovrjenac a ovest, il Forte Revelin, che difendeva l’ingresso orientale della città e la Torre Bokar a protezione di Porta Pile che è l’ingresso principale alla città vecchia.
  
La passeggiata sulle mura di Dubrovnik rappresenta uno dei momenti più belli della visita alla città, perché dai camminamenti di ronda, si godono magnifiche vedute sia del mare sia della terraferma.

  
Finita la visita alle mura, andiamo a rilassarsi sulle panchine del porto contemplando la Fortezza di San Giovanni che parte integrante delle mura difendeva Dubrovnik dalle incursioni dal mare.
  
È arrivata l’ora di cena, passeggiamo da un ristorante all’altro alla ricerca di qualcosa che ci attiri.
Alla fine ci fermiamo alla Konoba Amoret. La fame è quella che è, così ci facciamo un primo, un guazzetto di cozze e una palacinka alle noci. Come da previsione la pizza ci ha rovinato la cena.
Finita la “succulente cena”, facciamo quattro passi lungo la Placa.

Ci mangiamo un buon gelato e poi tutti a dormire al B&B Rambo.
  
La mattina ci svegliamo. Il programma era di proseguire per le Bocche di Cattaro in Montenegro. Ma il tempo si sta mettendo al peggio, così decidiamo di saltare il Montenegro e puntare su Mostar e la Bosnia-Erzegovina.
Dopo aver fatto colazione nelle vicinanze di Porta Pile, …
 
… costeggiamo le mura e ci avviamo verso la strada 8 costiera.
  
Ripassiamo l’alto ponte e facciamo a ritroso la costiera fino alla piana del delta della Neredva.
  
Arrivati a Opuzen, lasciamo la 8 per la 9 e puntiamo su Metkovič e la frontiera con la Bosnia-Erzegovina.
  
Passato Metkovič, facciamo un po’ di coda alla frontiera ed entriamo in Bosnia-Erzegovina.
  
Il tempo? Come entriamo in Bosnia, pioggia continua fino a Mostar.
  
Anzi, pioggia anche durante la visita alla caratteristica città vecchia.
  
  
  
Finita la breve visita a Mostar, il tempo non da tregua, così decidiamo di puntare su Medjugorje.
Procediamo con prudenza, sia perché bagnato sia a causa dello stato delle strade.
  
Qua e là intravediamo ancora qualche casa con i segni della guerra di una quindicina di anni fa.
  
Verso le tredici arriviamo a Medjugorje. Continua a piovere così possiamo solo fare una visita veloce alla chiesa dedicata alla Madonna di Medjugorje e al Cristo che trasuda da una gamba.
  
  
Prima di ripartire ci facciamo un piatto di ćevapčići senza farci mancare una buona birra.
  
Verso le quattordici, ripartiamo. Il tempo? Che domande, piove.
Da Medjugorje puntiamo su Ljubuŝki, dove proseguiamo in direzione Vrgorat.
Dopo aver passato la frontiera, una volta entrati in Croazia, imbocchiamo l’autostrada e dopo aver percorso quasi 250 km sotto la pioggia, arriviamo a Zadar (Zara).
Cerchiamo l’Hotel Joso che ci era stato consigliato da amici del Moto Club Ponte di Bassano trovati a Medjugorje. Trovato, dopo tanta pioggia ci meritiamo tutti una tonificante doccia con una bella vista sul mare.

Verso le ventuno tutti a cena. Spaghetti allo scoglio, risotto al nero di seppia, frittura mista, dolce e non poteva mancare la fresca, anzi le fresche, Karlovačko.

La mattina dopo ci svegliamo verso le otto e fatta colazione, partiamo per il rientro.
Il tempo è nuvoloso, non piove ma in compenso c’è un fastidioso vento.
Prendiamo la bretella autostradale in direzione della A1. Dopo 16 km siamo in autostrada. Il fastidioso vento si è trasformato in una Bora con raffiche sempre più forti.
Percorriamo una quindicina di km e davanti a noi si presenta una fila di veicoli fermi. Incidente? No, hanno chiuso l’autostrada per la Bora troppo forte. Fanno uscire tutti a Posedarje.
Che si fa? Siamo in mezzo al nulla, proviamo ad andare avanti.
Percorriamo un po’ di km e nelle vicinanze del ponte di Maslenica un imprevisto. Una forte raffica di Bora laterale mi prende il cupolino che facendomi da vela mi porta fuori strada.
Fortunatamente si viaggiava piano e la caduta non ci ha portato a danni fisici.
Quanto forte era la Bora? Su internet il giorno dopo ho letto che le raffiche hanno toccato i 160 km/h. 
Il lunedì quando ho portato la moto dal meccanico per sistemarla mi ha fatto notare che il cupolino non si era rotto quando la moto è caduta, ma era stato strappato dalla Bora. Poi visto la bassa velocità che viaggiavo, mi ha spiegato che la moto era caduta dalla parte sinistra e una volta a terra il vento l’ha risollevata e fatta ricadere dalla parte opposta. Ribadisco che è impossibile e lui mi fa notare che si sono rotti gli specchietti e le frecce da ambo i lati e che sono rovinati sia i bauletti e i para cilindri sia a destra sia a sinistra. Lo guardo e l’unica cosa che riesco a dire: “Incredibile”.
La mia Rossweisse era diventata “naked” ma fortunatamente andava in moto.
  
Proviamo a ripartire ma c’era da passare il Maslenica Brige. Non con poche difficoltà riesco a portare la moto oltre il ponte. Ornella con la Mary l’hanno attraversato a fatica schiacciate dalla Bora sul parapetto del ponte.

Dopo il ponte, la tensione di Ornella era al limite del panico, così decidiamo di fermarci al riparo e aspettare che la Bora calasse un po’.
Niente da fare. Visto che il giorno dopo dovevano andare a lavorare, diciamo a Valter e Mary, che sé se la sentivano di proseguire da soli. Noi si avrebbe aspettato che calasse il vento o in caso contrario, si avrebbe trovato un albergo e si sarebbe rientrati il giorno dopo.
Dopo varie insistenze, a malincuore, si sono accodati ad altri coraggiosi motociclisti e sono ripartiti.
Dopo un’oretta, la Bora non calava. Noi si era in mezzo al niente, così convinco Ornella a risalire in moto per andare al paese più vicino per fermarci in un albergo.
Quindici km da panico. Una volta arrivati a Starigrad mi fermo a una stazione di servizio per fare rifornimento e chiedere info per fermarci.
Siamo sulla costiera e le montagne alle nostre spalle fanno un po’ di barriera alla Bora. Parliamo sul da farsi e alla fine decidiamo di tentare il rientro.
Mentre si viaggiava in direzione Senj, vedevo la follate di Bora, alzare l’acqua dal mare, nebulizzarla e trasportarla fino all’isola di Pag a circa cinque km di distanza. Ora capisco perché sull’isola di Pag non c’è un albero.
Visto la chiusura dell’autostrada, la costiera era molto trafficata. Così, oltre a stare attento alle raffiche di Bora che si celavano dietro ogni curva, avevo anche il problema di sorpassare, visto che gli specchietti erano nel bauletto.
Dopo una settantina di km la Bora ha cominciato a calare d’intensità.
Arrivati a Karlobag, troviamo la polizia che fermava tutti i motociclisti. Fortunatamente ci fermiamo davanti all’auto della polizia, perché mentre aspettavamo, Ornella mi fa notare che i poliziotti si facevano consegnare dei soldi senza rilasciare nessuna ricevuta. Così la faccio salire e mi accodo alle prime due moto che ripartivano.
Proseguiamo un po’ speditamente fino a Senj. Tutto ok, dietro di noi no ci seguiva nessuno.
A Senj anche la Bora era cessata, lasciando il posto a una bella giornata di sole.
Quaranta km di statale, altri quarantacinque di autostrada e siamo in Slovenia. Ultimo rifornimento a Kozina e rientriamo in Italia per Basovizza.
 Meno di cento km e siamo a casa. Guardo la mia Rossweisse naked e penso: “Anche questo è avventura”

Ciao a tutti. Alla prossima.

 

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