martedì 18 dicembre 2018 Ti trovi in: Commenti » Comunicazione 16


 

Domani mattina si parte con amici del Moto Club Dese per il "Mototour of Croats the National Parks”. Circa 1.300 km in giro per Parchi Nazionali della Croazia. 

Com’è andata? Queste sono le parole che ho scritto su facebook al ritorno: “Un bellissimo giro di 1340 km per i Parchi Nazionali della Croazia. Sole, bellissime strade panoramiche, posti altrettanto belli e quel che più conta una splendida compagnia”. 

Tutto è partito da un’idea di Gino, così il 7 febbraio siamo partiti in macchina per prenotare il posto a Šimuni sull’isola di Pag. 

Come mai in macchina? Semplice, guardate le condizioni delle strade croate in quel giorno. 

A Rjieka superstrada chiusa per ghiaccio e Bora.

   

A Senj la Bora ti “buttava a mare”. 

  

Sulla costiera neve e Bora costante. 

  

A Prizna traghetto fermo per troppa Bora. Così ci tocca fare più di 100 km di deviazione e per giunta con quel tempo. 

Si la allungavamo di oltre 100 km ma fosse andata solo così. 

A Karlobag, costiera chiusa per Bora.  

  

Fortunatamente dopo più di un’ora, la “Policija” croata ci da il via libera. 

Passiamo il Maslenički most e arrivati a Posedarje, giriamo a destra verso l’isola di Pag. 

È uscito il sole, finite le disavventure?  

  

Nooooooo, il Paski most, il ponte che collega l’isola alla terra ferma, è chiuso per la Bora. 

Che si fa? Mentre pensiamo, passa una macchina croata e ci fa cenno di passare, anche se la sbarra è chiusa. 

  

Passiamo a lato della sbarra e finalmente, verso le quattordici e altri 35 km di strada, arriviamo a Šimuni. 

L’accoglienza di Valentino e Cristina non ha parole, oltre ad offrirci il pranzo (una buonissima pasta e fagioli con le cotiche, carne di maiale fatta con ricetta tipica croata) e proporci di fermarsi per la notte ci hanno fatto un prezzo più che buono per il “mototour” del ponte del 2 giugno. 

Verso le sedici, ripartiamo.

  

 Tutto è cambiato. C’è il sole, la Bora è scomparsa, il traghetto ha ripreso a funzionare.

  

Un rientro liscio come l’olio. 

  

Facciamo un’ultima tappa da “Mahnič” a Kozina per tastare il piatto del ritorno. 


Basta parlare dei preliminari e veniamo al "Mototour of Croats the National Parks”.

 

 

Il 30 maggio, con la voglia di partire io e Ornella ci siamo svegliati presto. 

Caffè, ultimo controllo alla “Rossweisse” e via per la nuova avventura. 

Siamo in anticipo così decidiamo di fare un po’ di strada normale. 

  

Cappuccino e brioche a Redipuglia e poi via fino all’autogrill di Duino. 

Mentre aspettiamo gli amici del Moto Club Dese, notiamo quanta gente è ferma all’autogrill. La coda per il bar, per il cambio valute ci fa prevedere che la strada per la Croazia sarà un po’ trafficata.  

Alle nove e un quarto arrivano gli amici del Dese.  

  

Siamo in venti con undici moto, speriamo che tutto vada per il meglio. 

Troppo casino all’autogrill, così decidiamo di ripartire subito. 

  

Facciamo la superstrada fino all’uscita di Padriciano – Basovizza.  

Qualche km sulla SS202 e arrivati all’incrocio a H, prendiamo in direzione Basovizza- Slovenia. Facciamo poco più di 6 km sulla SS14 ed entriamo in Slovenia per il valico di Pesek.  

  

Proseguiamo per qualche km e arriviamo all’area di servizio Mol di Kozina. 

Rifornimento, caffè, “pin pin” e ripartiamo sulla strada n. 7 in direzione della Croazia. 

Ci separano 16 km dal confine croato. Il traffico è abbastanza scorrevole, speriamo bene alla dogana. 

Fortunatamente siamo in moto, perché al confine abbiamo trovato una coda di circa cinque km.

  

Con un po’ di prudenza e tanta invidia di chi era fermo in macchina. Abbiamo bypassato la fila e siamo entrati in Croazia. 

E vai, ora continuiamo speditamente sulla D8 verso l’ingresso dell’autostrada. 

Si vorrebbe speditamente, ma allo svincolo dell’autostrada per Rijeka, altra fila fino al casello di oltre 2 km. 

Ringraziamo le nostre amate moto e lentamente ribypassiamo la fila ed entriamo in autostrada. 

  

Facciamo una quarantina di km. Passiamo Rijeka, tenendo la direzione di Crikvenica – Krk. 

  

Poco prima del grande ponte dell’isola di Krk, giriamo a sinistra sulla strada D8 che corre lungo la costa dalmata. 

  

Il panorama diventa più che bello. La vista sulla costa è incantevole.  

  
Ogni curva ci riserva uno scenario sul mare e sulle isole unico.

  

Passiamo Crikvenica, Novi Vinodolski e dopo 45 km arriviamo a Senj. 

  

  

Facciamo una sosta per cambiare un po’ di euro in kune e approfittiamo per un “pic-nic lunch” contornato da qualche foto ricordo sul mare. 

  

  

  

Verso le quattordici ripartiamo.

  
Continuiamo sempre per la D8.  

  

Continuano le affascinanti viste dalla costiera sul mare. 

  
Percorriamo una cinquantina di km e arriviamo all’imbarcadero di Prizna.

  

          
Una piccola attesa e poi l’imbarco. 

  

  

Ci rilasciamo per una quindicina di minuti sul ponte gustandoci la brezza marina e il bel panorama che ci circonda. 

  

  

  

Sbarcati a Žigljen sull’isola di Pag, lascio il posto di battistrada a Gino e proseguiamo sulla D106, fino a Novalja. 
  
Sono le quindici e trenta. Siamo più che bene con la tabella di marcia e come da programma, Gino gira a destra in direzione del piccolo paesino di Lun sulla punta più settentrionale dell’isola di Pag. 
Una ventina di km immersi nella natura incontaminata dell’isola. 
  
Cominciamo a vedere i secolari ulivi e poco dopo arriviamo al piccolo porticciolo di Tovarnele. 
  
Facciamo una sosta in questo posto incantato affacciato sul mare da cui si può vedere in lontananza le isole di Lussino e Rab. 
  
Appagati dal panorama e da qualche bibita, riprendiamo le moto e ripartiamo. 
  
Non si può lasciare Lun senza fermarsi ad ammirare qualche ulivo centenario di cui la zona è molto ricca. 
  
  
  
Ripartiamo verso Novalja. 
  
Continuiamo sulla D106 sfiorando Šimuni, che sarà il nostro “campo base” nei prossimi giorni. 
  
Proseguiamo fino al belvedere che si apre con una vista splendida su Pag. 
  
  
Fate un po’ di foto, mentre le donne rimangono a godersi ancora un po’ il panorama, noi scendiamo a Pag a fare rifornimento alle nostre amate moto. 
  
  
Si sta facendo sera, così ritorniamo sui nostri passi fino al bellissimo paesino di Šimuni. 
  
  
Manca un po’ per la cena e mentre la maggior parte di noi fa una bella doccia ritonificante, alcuni temerari, si fanno un bel bagno serale al mare. 
  
  
Verso le 19.30, tutti a cena. 
  
Valentino alla griglia, sua moglie Cristina in cucina e tra un primo, quattro chiacchiere, un secondo, quattro risate, un dolce e tanta allegria ci siamo alzati da tavola che erano quasi le ventidue. 
  
  
  
Quattro passi per “Šimuni by night”, un caffè e verso mezzanotte tutti a dormire. 

  
  

 

 

Il secondo giorno era in programma ilNacionalni park Plitvička jezera” ma nel pomeriggio nella zona di Plitvice danno possibilità di temporali, così optiamo per il “Nacionalni park Krka”. 

Ci alziamo verso le sette e trenta. Facciamo colazione e verso le nove, partiamo. 

Da Šimuni muoviamo sulla D106 in direzione sud. 

  

Passiamo Pag, Dinijška, Miškovci e usciamo dall’isola per il “Paski most”. 

  

Continuiamo sempre per la D106 per altri 20 km. 

  

Arrivati nelle vicinanze di Posedarje, imbocchiamo l’autostrada in direzione Split. 

Facciamo una sessantina di km in autostrada, usciamo al casello di Skradin, percorriamo meno di 5 km e arriviamo all’omonimo paesino. 

M’invio verso il parcheggio a pagamento e gentilmente l’addetto ci fa cenno di andare su uno spazio riservato dicendoci che per le moto il parcheggio è gratis. 

  

Facciamo i biglietti d’ingresso al parco e prendiamo un caffè giusto in tempo prima di imbarcarci. 

  

  

  

Risaliamo il Krka per circa 5 km fino nella prossimità della “Skradinski buk”. 

  

La “Skradinski buk”, è l’imponente cascata del fiume Krka che con diciassette salti naturali e un dislivello di circa quarantasette metri, alimenta la piscina naturale formatasi ai suoi piedi. 

  

Questa piscina è effettivamente balneabile, tant’è che ci sono diverse persone fanno il bagno. 

  

Ovunque c’è gente in acqua o sdraiata a prendere il sole e il tutto è mantenuto in perfetto stato naturale e pulito. 

  

Attraversiamo un ponticello e ci inoltriamo in un incantevole sentiero che costeggiando la cascata, si apre qua e la, su panoramici balconi che si affacciano sulle rapide. 

  

  

  

Alla fine della salita, troviamo un piccolo villaggio tradizionale in pietra perfettamente restaurato. 

  

Tra queste case spiccano una vecchia abitazione rurale, un laboratorio di tessitura e un vecchio mulino ad acqua. 

  

Gino si ferma, indaga tra le vecchie case, mi guarda e mi fa un cenno di seguirlo. 

           

Dove? Al “Kalikusa Restoran”. Io a mezzogiorno avevo previsto solo un po’ di frutta, ecco com’è andata a finire. 

  

  

Verso le tredici e trenta ripartiamo per il giro del parco.  

Fortunatamente la salita è finita.  

Una caratteristica passarella in legno sospesa sull’acqua, ci porta dalla parte opposta della cascata. 

  

La natura incontaminata ci fa sostare a ogni angolo per osservare particolari che solo in posti come questi puoi trovare. 

  

  

Arrivati alla base della cascata, ci raggruppiamo, ci reimbarchiamo e riscendiamo il Krka fino a Skradin. 

  

  

Quattro passi per il paesino e ripartiamo. 

Continuiamo sulla D56 in direzione Šibenik fino all’intersecare della D33. 

  

Giriamo a destra, percorriamo poco più di un km e rigiriamo a destra in direzione Bilice. 

Pensavo che questo tratto di strada fosse più panoramico, così arrivato vicino a Šibenik, faccio una piccola deviazione sperando di poter far vedere dall’alto il “Kanal Iuka” lo spettacolare ingresso via mare a Šibenik. 

Anche questa è andata buca. Per darvi l’idea di cosa non sono riuscito a far vedere agli amici del Dese qui sotto ho inserito una foto del Kanal Iuka scattata qualche anno fa. 


Imboccata la D8 in direzione Zadar, percorriamo circa 7 km e ci fermiamo all’imponente ponte di Šibenik. 

Ad arcata unica è lungo 362 mt. con un’altezza di 40 mt. Nei mesi estivi è meta di tanti appassionati di “bungee jumping” che con un salto nel vuoto sulle acque del Krka certamente gli da una scarica di adrenalina di quelle che ti ricorderai per molto tempo. 

  

  

Dopo aver fatto alcune foto, ripartiamo. 

Passato il ponte, giriamo a destra e costeggiando uno dei fiordi formati dal Krka, arriviamo a Zaton. 

  

Superata questa piccola località turistica, abbandoniamo le stradine locali e ci immettiamo sulla D27 in direzione Benkovac. 

Facciamo km in mezzo al nulla. Alcuni paesini e in qualche tratto (prima di Gornje Ceranje) troviamo per alcuni km ancora dei campi minati della guerra degli anni novanta. 

  

Percorsi una trentina di km, arriviamo a Benkovac e continuiamo, sempre per la D27, in direzione Obrovac. 

Arrivati a Donji Karin, abbandoniamo la D27, giriamo a sinistra sulla D502. Percorriamo circa un km, giriamo a destra su una stradina secondaria e continuiamo verso Novigrad. 

Arrivati, giriamo a sinistra, costeggiamo il Novigradsko more e dopo una decina di km siamo a Posedarje. 

  

Svoltiamo a sinistra sulla D106 in direzione Pag.  

Arrivati al “Paski Most”, … 

  

… cedo i comandi a Gino che per una stradina secondaria scende verso i ruderi di una rocca che da una vista spettacolare sul ponte. 

  

Dopo averci goduto il bel panorama, fatto alcune foto, …  

  

  

… ripartiamo. 

  

Una ventina di km sempre sulla D106 e “the motorcycle navigator” Gino ci porta a visitare Pag. 

  

  

Questo paese è il capoluogo dell’isola. La parte vecchia è zona esclusivamente pedonale con degli angoli unici e botteghe, dove si possono ammirare i “paška čipka” i famosi pizzi di Pag.  

  

Questo prodotto dell’artigianato locale si perde nei secoli e ogni pezzo è unico. Questo lavoro lento e manuale vive ancora oggi per le viuzze di Pag. 

Facciamo ancora quattro passi per il paese e passando per il porticciolo e il caratteristico ponte, arriviamo alle moto. 

  

  

Mentre il sole comincia a scendere lentamente sul mare, rientriamo a Šimuni. 

  

Questa sera Valentino e Cristina ci hanno coccolato con una buona, per non dire ottima cena di pesce. 

  

  

Quattro passi per digerire e anche questa sera si va a letto.

 

 

Oggi si va al Nacionalni park Plitvička jezera” e non solo. 
Sveglia verso le sette. Colazione e poco dopo le otto si parte. 
Da Šimuni percorriamo la strada a ritroso della sera prima fino a Posedarje. 
  
Svoltiamo a sinistra sulla D8 in direzione Rijeka. 
Percorriamo 5/6 km e ci fermiamo sul Maslenički most. 
  
Questo ponte è un arco d’acciaio lungo 315 mt. Si erge per 55 mt. dal livello del mare. 
Costruito nel 1960 è stato distrutto nella guerra che nel 1991 infuriava in gran parte dell’ex Jugoslavia. 
Ricostruito e inaugurato nel 2005 oggi fa risparmiare una quarantina di km per chi deva andare verso Zadar. 
Anche in questo ponte si organizzano salti con il bungee jumping. È il salto più alto di bungee jumping della Croazia.  
Saltando dai 55 mt. di altezza del ponte, si va in caduta libera per 35 mt e l’allungamento dell’elastico frenante arriva a 4/5 mt. dal mare sottostante. 
Fatte le foto, ripartiamo. 
  
Passato il ponte, percorriamo alcune centinaia di mt. e giriamo a destra sulla D54 in direzione Gračac – Obrovac. 
  
Percorriamo 14 km fino all’intersecare con la D27, dove svoltiamo a sinistra in direzione Zagreb. 
  
Un’altra ventina di km e dopo aver scollinato il Prezid pass, arriviamo a Gračac. Quarantacinque km in mezzo al niente.  
  
Niente paesi, niente case, niente stazioni di servizio, solo il niente e basta. 
Subito dopo Gračac continuiamo sulla D1 sempre in direzione Zagreb.  
Una casa al lato della strada ci porta al tempo della guerra balcanica, degli anni novanta. È tutta mitragliata e semidistrutta. 
  
Continuiamo sempre immersi nel nulla.  
  
Ci colpiscono alcuni piccoli cimiteri di guerra che si vedono qua e la ai lati della strada. 
Circa 35 km dopo Gračac, sulla nostra destra notiamo una lunga recinzione militare con vicino a un cancello due carrarmati croati che fanno da sentinella. 
  
Gli amici che erano con me non lo sanno ma oltre quel recinto c’è l’aeroporto militare di Udbina.
Questo aeroporto veniva utilizzato dai serbi per bombardare la sacca di Bihać e Cazin in Bosnia. Trenta aerei della Nato in quarantacinque minuti di fuoco hanno messo fuori combattimento l’aeroporto. Sono state distrutte le piste, la contraerea e le batterie di missili. 
Vana la reazione serba che nonostante il lancio di missili Sam 7 non sono riusciti a colpire nessuno degli aerei dalla Nato.
Subito dopo il bombardamento, i serbi hanno comunicato che sono stati distrutti anche obiettivi civili con delle vittime. In realtà l’incursione della Nato ha risparmiato gli aerei perché sparsi in un’area troppo vasta e con il rischio di provocare delle vittime. Per lo stesso motivo sono stati risparmiati sia un deposito di carburante sia uno di munizioni.
Proseguiamo sempre per la D1 per altri 25 km e arriviamo a Korenica. Finalmente dopo un centinaio di km una stazione di servizio.
  
Avete capito bene, se non c’era qualcuna all’interno di qualche paesino, da Posedarje a Korenica sulle statali per cento km non c’era una stazione di servizio. 
Facciamo rifornimento, ripartiamo e dopo una ventina do km arriviamo al “Nacionalni park Plitvička jezera”. 
Parcheggiamo le moto, facciamo i biglietti per l’ingresso al parco e prendiamo il “trenino” che ci porta fino al “Prošćansko jezero”, il lago più alto del parco. 
  
Sosta panino e “Karlovacko” poi si parte per la visita al parco. 
  
Il parco Nazionale dei Laghi di Plitvice è un paradiso naturale nel cuore della Croazia. 
  
È uno dei posti più suggestivi che abbia mai visitato. 
  
Il parco ha un’area di 29.685 ettari. Al suo interno ci sono 16 laghi che sono in successione l’uno all’altro, collegati tra di loro con delle cascate che variano da un salto all’altro. 
  
È ricco di paesaggi mozzafiato incorniciati da meraviglie naturali uniche, dove la flora e la fauna la fanno da padroni. 
  
Basti pensare che la flora ha 22 specie protette dalla Legge sulla tutela della natura della Repubblica di Croazia.  
Tra queste le più importanti sono la “gospina papučica” (Scarpetta di Venere), l’orchidea più bella d’Europa; la “okruglolisna rosika” e la “mala mješinka” piante carnivore rarissime. 
  
Scendiamo il parco per suggestivi sentieri collegati tra di loro da passerelle sospese sull’acqua. 
  
Ogni angolo è diverso dall’altro. 
  
Tra una cascata e l’altra c’è sempre un bel lago color smeraldo che ti accoglie. 
  
Arrivati a metà discesa, la stanchezza comincia a farsi sentire. Così arrivati ai traghetti elettrici, attraversiamo il lago e rinunciamo al resto del parco. 
  
Io l’ho visitato anni fa e devo dire che la parte più bella è quella superiore e anche se meritava la visita completa, penso che i miei amici del Dese siano rimasti sodisfatti. Anche perché una visita completa al parco per vederlo con calma ci vorrebbero due giorni. 
Ritorniamo alle moto e partiamo. 
Per gli amici del M.C. Dese ho in serbo ancora una piccola sorpresa. 
Percorro circa cinque km e giro a sinistra in direzione Bihać e la Bosnia. 
Continuo per un'altra decina di km e arrivato al paesino di Ličko P. Selo, giro a sinistra per una stradina secondaria. Pochi km e sono al villaggio di Željava. 
Due ghirigori e parcheggiamo le moto vicino a degli aerei militari rimasti abbandonati dalla guerra degli anni novanta e oramai conglobati con la vegetazione. 
  
Dove siamo? Siamo al “Željava Air Base”. 
  
Nel film “Star Wars: L’impero colpisce ancora”, i ribelli mantengono la loro navicella spaziale nascosta in una base sotterranea, pronta a uscire per colpire l’Impero. La base aerea di Željava era la versione jugoslava di quella base. 
  
La base, denominata “Objekat 505” si trova a cavallo del confine croato-bosniaco. Era il più grande aeroporto militare dei Balcani e il terzo d’Europa. 
Era una base segreta posizionata al centro di una rete tentacolare fitta di installazioni militari, con cinque aeroporti ausiliari nelle vicinanze. 
  
La base si trova all’interno della montagna. Aveva quattro uscite che da ognuna potevano alzarsi direttamente in volo i jet militari dell’ex Jugoslavia.
  
I bunker erano stati progettati per poter resistere a un attacco nucleare diretto fino a una potenza di 20 kt (1 kt è pari a 1.000 tonnellate di tritolo), l’equivalente della bomba sganciata su Nagasaki. 
Durante il suo ritiro da questa regione, l'esercito nazionale jugoslavo ha deciso di distruggere la funzionalità della base aerea al fine di evitare l'uso da parte delle fazioni in conflitto.
Oggi la base aerea è abbandonata.  Se vi capita di andare a visitare Objekat 505” vi raccomando estrema cautela quando ci si avvicina questo sito, a causa del gran numero di mine inesplose e altre munizioni.
   

Inoltre sconsiglio vivamente di inoltrarsi nei bunker sotterranei, sono in condizioni precarie con alto rischio di collasso e con un alto tasso d’inquinamento sia chimico che radioattivo.

Finita anche quest’avventura, riprendiamo le moto e partiamo per il rientro.
Facciamo a ritroso la strada fino all’intersecare della D1, dove svoltiamo a sinistra e proseguiamo fino a Korenica. 
Giriamo a destra sulla D25 in direzione Lički Osi – Gospić.

  

Purtroppo troviamo qua e la ancora segni della guerra.

  

Arrivati a Gospić, rimaniamo sempre sulla D25 e puntiamo su Karlovac.

  

Siamo un po’ in ritardo, così come apripista cerco di tenere un’andatura un po’ allegra per la goduria di alcuni e la protesta di altri. 

Mi fermo subito dopo il piccolo tunnel del “Kubus Ura” dove un belvedere bellissimo spazia sulla costa dalmata con davanti a noi, l’isola di Pag. 

  

Il tempo di sgranchirsi le gambe e ripartiamo. 

Quasi venti km di discesa con tornanti e panorami mozzafiato ci portano a Karlobag. 

  

  

Giriamo a destra sulla D8, percorriamo una quindicina di km e siamo al traghetto di Prizna. 

Quindici minuti di traghetto, altrettanti di moto e dopo più di 350 km di moto, rientriamo a Šimuni. 

  

I 350 km, la “passeggiatina” ai laghi di Plitvice, la visita al sito Objekat 505” ceniamo e poi tutti a nanna. 



Ci svegliamo un po’ malinconici. Oggi si torna a casa. Facciamo colazione un’ultima foto ricordo di Šimuni e partiamo. 

  

Percorriamo la dorsale dell’isola fino all’imbarcadero di Žigljen. 

  

Quindici minuti di attesa. 

  

Altri quindici di traversata. 

  

  

Poi proseguiamo per la D8 in direzione Rijeka. 

  

Passiamo Senj. 

  

Continuiamo per Rijeka, Rupa, il confine croato-sloveno di Pasjak e verso le tredici siamo a Kozina. 

Come da programma facciamo una sosta al “Nacionalni Park Pivovarna Mahnič”. 

La sosta a questo parco del buon gusto è stata molto gradita dai ragazzi del M.C. Dese. 

  

  

Anche la birra fresca andava giù come l’acqua. Peccato che si fosse in moto e abbiamo dovuto moderarci un po’. 

  

  

A dimenticavo, il conto è stato “molto salato”.  

Antipasto misto con salumi del Carso, il Piatto Mahnič su cui sono adagiate otto tipi di carne; il Piatto alla Birra con stinco di maiale, salcicce a base di birra, arrosti di maiale, cotolette e altre pietanze di carne che si addicono alla birra. Birra, bevande varie a volontà e caffè. Il tutto a 18 € a testa, mancia compresa. 

Sono le quindici passate quando ci alziamo dal tavolo e visto la grande mangiata, decidiamo di andare a fare quattro passi alle scuderie di Lipica. 

  

Quando ho spiegato agli amici che i cavalli lipizzani nascono neri e con il tempo diventano bianchi, pensavano alla solita presa per i fondelli ma alla vista dei puledrini con le mamme hanno dovuto ricredersi.  

  

Verso le sedici e trenta, dopo quattro giorni passati insieme, è giunto purtroppo il momento dei saluti. Baci e abbraci poi con un po' di malinconia, riprendiamo le moto e partiamo.

   

Rientriamo in Italia per Basovizza. 

  

Continuiamo tutti insieme in superstrada fino a Monfalcone.  

Un ultimo saluto in corsa e mentre loro prendono l’autostrada, io e Ornella rientriamo a casa per strade normali. 

  

Ho fatto da “TomTom Drive” agli amici del Moto Club Dese per quattro giorni. Insieme abbiamo percorso 1.350 km girando mezza Croazia. Se all’inizio avevo qualche perplessità che tutto andasse bene e senza inghippi, tutto è andato per il meglio. Anzi, meglio di così non poteva andare. Quando viaggi in venti persone con undici moto, è quasi normale che qualcuno si perda o che qualche imprevisto faccia capolino quando meno te lo aspetti. 

Devo ringraziare in primis l’amico Gino per aver lanciato l’idea e cercato di organizzare al meglio il tour, poi Lucio, Carla, Susanna, Marino e tutti gli altri del Dese per il bellissimo giro fatto insieme. 

A dire il vero una pecca c’è stata. In questi quattro giorni ho spiegato mille volte agli amici del Dese, come vanno parcheggiate le moto per fare le foto. Niente da fare, parcheggiavano sempre al contrario. 


Neeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!! Ciao ragazzi a presto.

 

 

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